Escursione invernale sul Monte Scalambra

Ringrazio il mio amico e compagno di viaggi Giovanni De Rosa per molte delle foto che ho condiviso qui nel post, seguitelo su instagram!


Ho viaggiato numerose volte all'ombra di questa montagna promettendomi di dedicarle una giornata. Eppure sembrava che dovessi sempre posticipare la mia prima ascesa al Monte Scalambra, la massiccia propaggine dei Monti Ernici posta a guardia della Valle del Sacco e frontiera tra le province di Frosinone e di Roma.


L'abbondante nevicata di questo Gennaio 2021 e la voglia di rispolverare le ciaspole mi hanno convinto che l'ora fosse finalmente giunta: Scalambra, arrivo!


Il meteo incerto e un cielo velato a fare da cornice alle catene montuose del Lazio centrale mi avevano fatto esitare ma mi piace ricordare un'espressione che la mia amata Svezia mi ha insegnato negli anni in cui ho vissuto in quel paese meraviglioso: Det finns inget dåligt väder, bara dåliga kläder, ovvero, il cattivo tempo non esiste, solo gli abiti inadeguati!


E quindi zaino in spalla, abiti e thermos caldi e ciaspole siamo partiti dal borgo di Serrone, aggrappato alle pendici della montagna (e origine del nome del paese) dai tempi degli Ernici, antico popolo del Lazio preromano, e dominato dai resti della fortezza dei Colonna, signori indiscussi del borgo tra 1400 e 1700.

Abbiamo trovato il borgo curiosamente popolato dalle tantissime figure di un presepe sparso per i vicoli, le cantine e le piazzette del paese; figure spesso vestite con gli abiti tradizionali di un Lazio antico, forse un tributo alla cittadina più celebre di Serrone, Beatrice Minori, sarta personale di Eduardo De Filippo, che ha scelto di donare al museo locale i costumi teatrali realizzati durante la sua lunga carriera che l'ha portata a lavorare anche con la RAI. Per maggiori informazioni sul museo, chiaramente chiuso in questo periodo, vi rimando alla pagina del Ministero dei Beni Culturali.

Come non citare l'altro contributo importante della città di Serrone e dei paesi limitrofi: ovvero la produzione del celebre Cesanese del Piglio DOP, argomento per un articolo futuro!

L'escursione per la vetta della montagna inizia dopo la strada asfaltata sopra alla torre dei Colonna. Lungo il percorso si trovano dei cartelli di legno che indicano la rete sentieristica dell'area SIC (ovvero Sito di Interesse Comunitario) del Monte Scalambra. La segnaletica a terra non è costante ma il sentiero è generalmente evidente e sale ripidamente per la montagna fino ad entrare in una splendida lecceta dove questi alberi sempreverdi e latifoglie sono avvolti in un muschio denso che offre un contrasto unico con la neve di questi giorni. Dopo pochi chilometri ma quasi 400 metri di dislivello ci troviamo sotto una splendida rupe di calcare dove sorge l'Eremo di San Michele Arcangelo (1105 m.s.l.), sito religioso che gode di un panorama che abbraccia il mar Tirreno, i Monti Lepini, i Castelli Romani e le catene che chiudono ad est la Valle del Sacco.

L'eremo è chiuso, e pare sia aperto al pubblico solamente per due giorni l'anno, ma il connubio tra roccia, storia e radici lo annovera sicuramente tra i più belli dei Lazio: infatti un maestoso leccio monumentale sembra quasi emergere con veemenza e convinzione dalle sue mura. La tradizione lo associa al passaggio di San Benedetto, e la fondazione del sito risalirebbe al 1100, e si dice che una mano impressa nella roccia sia la testimonianza della lotta tra il santo ed il diavolo.

Da qui il sentiero ripidamente continua ad inerpicarsi tra lecci e carpini e superata una strada asfaltata si immette tra le case di un complesso residenziale che purtroppo rappresenta l'ennesimo caso di speculazione edilizia e devastazione del paesaggio arrecato alla nostra regione nel dopoguerra. Sicuramente riflettere sugli errori del passato è un esercizio doloroso dinanzi a tanta bellezza. La salita si fa sempre più faticosa poiché in alcuni punti troviamo anche accumoli di un metro di neve e il tempo sta cambiando, il cielo si fa plumbeo e il nevischio accompagna il nostro incedere lento.

La vetta che ci troviamo di fronte non è però il Monte Scalambra, ma una vetta poco più bassa dominata da un monumento noto come Croce del Popolo, o Madonna della Pace, a 1404 metri, separata da una sella e una splendida faggeta, dal Monte Scalambra a 1420 metri. Il monumento, dal quale pendono stalattiti di ghiaccio, è dedicato alle vittime di tutte le guerre. Oltrepassate le antenne, le dimore chiuse e le case fatiscenti ed abbandonate, la faggeta invernale ci regala un paesaggio silenzioso ed intimo; chiudendo gli occhi potremmo immaginare di essere in Lapponia e il pensiero ci emoziona!


Il tempo di ammirare il paesaggio che ci circonda che abbraccia anche i Monti Prenestini, i Lucretili, i Sabini e anche il Terminillo, ed è tempo già di rientrare; il cielo si fa minaccioso e la temperatura è sotto lo 0°! Non dimenticherò mai la mia prima volta sul Monte Scalambra!

Dettagli escursione:

Lunghezza: circa 10 km

Dislivello: oltre 700 metri

Partenza: Serrone (alternativamente si può partire anche da Piglio)

Difficoltà: E/EE

Punti d'acqua: non presenti


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